L'Autore
Margaret Gabrielle Vere Campbell nacque il primo novembre 1885 a Hayling Island, nell’Hampshire.
Crebbe in povertà insieme alla sorella minore Phyllis, spostandosi continuamente tra abitazioni provvisorie nei dintorni di Londra, in un ambiente bohémien caotico e instabile. Studiò per qualche tempo alla Heatherley School of Art, frequentò la Slade School of Fine Art tra il 1901 e il 1904, e trascorse un periodo a Parigi. Tuttavia, fu in gran parte autodidatta e la sua vera formazione avvenne nelle biblioteche, soprattutto nella sala di lettura del British Museum, dove trascorreva intere giornate a studiare storia, lingue e letteratura, affinando quella cura per il dettaglio storico che avrebbe segnato tutta la sua opera. Imparò da sola le lingue, la storia, la letteratura, riempiendo quaderni di note e appunti con una disciplina che, senza nessun aiuto, aveva qualcosa di tenace, quasi feroce.
A sedici anni scrisse il suo primo romanzo, The Viper of Milan, ambientato nell’Italia medievale del Trecento, con i Visconti e la loro corte. Lo propose ad alcuni editori e fu respinta ben undici volte. Le ragioni del rifiuto, quando venivano esplicitate, erano spesso riconducibili alla stessa considerazione, vale a dire che un romanzo tanto violento e cupo fosse inappropriato per una ragazza.
Quando il libro fu infine pubblicato nel 1906, quegli argomenti si trasformarono in un’opportunità e la casa editrice decise di presentarla al pubblico come un’adolescente prodigio nata nel 1888, sfruttando proprio la giovinezza che non aveva convinto gli altri editori. Margaret accettò e partecipò attivamente a quella finzione commerciale, consentendo che la sua vera data di nascita restasse nell’ombra per decenni. Il romanzo fu un bestseller immediato e guadagnò sessanta sterline, che consegnò immediatamente alla famiglia. Da quel momento il suo denaro venne depositato sul conto della madre e speso prima ancora che lei riuscisse a guadagnarne dell’altro.
Ben presto la scrittura diventò il sostentamento di tutta famiglia. La madre, la sorella e, più tardi, il primo marito malato, dipesero a lungo dai suoi guadagni.
Gli editori, forti del successo di The Viper of Milan, la spingevano a produrre romanzi storici uno dopo l’altro, in un ritmo che lei stessa avrebbe definito logorante. Nell’autobiografia The Debate Continues scrisse di aver passato gran parte della carriera a produrre opere che considerava al di sotto delle sue reali capacità, costretta dalle esigenze economiche a restare in un genere che la faceva sentire in trappola. Quella distanza tra ciò che voleva scrivere e ciò che era tenuta a consegnare alle case editrici accompagnò tutta la sua vita professionale.
Consapevole che la critica guardava con sospetto agli autori troppo prolifici, adottò nel corso degli anni diversi pseudonimi. Come Marjorie Bowen firmò romanzi storici, horror gotici e racconti del soprannaturale; come Joseph Shearing i romanzi criminali ispirati a casi giudiziari irrisolti dell’era vittoriana; come George R. Preedy romanzi storici e drammi teatrali. In particolare, i romanzi pubblicati come Joseph Shearing ottennero negli Stati Uniti un successo enorme, al punto che per molti lettori americani quella divenne per anni la sua identità letteraria più nota. La produzione complessiva, distribuita tra tutti questi nomi, supera i centocinquanta volumi. Nei cataloghi contemporanei viene ricordata soprattutto come Marjorie Bowen, e quella è oggi la sua identità letteraria principale.
Il tributo più celebre che ricevette in vita le arrivò da Graham Greene. Nel saggio L’infanzia perduta, pubblicato nel 1951, Greene scrisse di aver letto The Viper of Milan a quattordici anni e di esserne rimasto così segnato da decidere in quel momento di diventare scrittore. Affermò che quel romanzo gli aveva dato, una volta per tutte, la materia prima della sua scrittura: “un mondo in cui il bene assoluto è stato per sempre bandito e il male assoluto cammina libero, e solo il pendolo assicura che alla fine la giustizia si compia”. Nel 1960 Greene curò una nuova edizione del romanzo per Bodley Head, firmandone la nota introduttiva; era un gesto di fedeltà raro, da parte di uno scrittore nel pieno della fama, verso un’autrice che il grande pubblico aveva già in parte dimenticato.
Nel 1912, a ventisette anni, Margaret sposò Zefferino Emilio Costanzo, un ingegnere siciliano conosciuto in un salotto di Bloomsbury. Il matrimonio fu celebrato all’ufficio del registro civile e la coppia si trasferì in Italia, dove Costanzo lavorava ad alcuni progetti ferroviari.
Allo scoppio della guerra nel 1914, Margaret si trovava a Firenze e non riuscì più a partire; perse la cittadinanza britannica diventando suddita italiana e visse gli anni del conflitto tra razionamenti e disordini, isolata in zone remote della Sicilia e della Toscana. La prima figlia morì di meningite a cinque mesi in Sicilia e successivamente il marito contrasse la tubercolosi. Margaret lo assistette fino alla morte, avvenuta nel 1916 a Villa Elsa in Toscana, in un inverno tanto rigido da procurarle i geloni ai piedi. Rimase vedova a trentuno anni, con un figlio piccolo, Michael, nato nello stesso anno della morte del marito, con i debiti da sistemare e la consueta responsabilità economica verso il resto della famiglia.
Nel 1917 sposò Arthur L. Long, con cui ebbe altri due figli, Hilary Blaise e Athelstane. La vita con Long fu più stabile, benché Margaret continuasse a essere la principale fonte di reddito persino di diversi esponenti dell’ambiente teatrale che gravitavano intorno a loro.
Aveva un carattere che non si piegava alle convenzioni. Divenne vegetariana dopo aver assistito alla macellazione nei mercati di strada, scelta considerata eccentrica nell’Inghilterra di inizio Novecento, e aveva l’abitudine di comprare gli animali sui banchi per poi liberarli. Nel 1938 firmò una petizione del National Peace Council che chiedeva una conferenza internazionale nel tentativo di scongiurare la guerra in Europa. In un’intervista per Twentieth Century Authors, alla domanda sulle sue passioni personali, rispose con tre parole: pittura, cucito e lettura.
Morì il 23 dicembre 1952 al St Charles Hospital di Kensington, a Londra, all’età di sessantasette anni, per le complicazioni di una caduta nella sua camera da letto. Fino alla fine aveva continuato a scrivere, con la stessa determinazione con cui aveva cominciato a sedici anni. Nelle carte private e nella corrispondenza si firmava Margaret Campbell; il resto del mondo la conosce con tutti gli altri nomi.


