Occasionalismo

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In filosofia, la dottrina che, nel rapporto di dipendenza di un fenomeno da un altro fenomeno, vede soltanto una ‘causa occasionale’ rispetto all’unica causa reale costituita dall’azione dell’universale principio divino. In particolare, o. è il complesso di dottrine che, dopo la distinzione cartesiana delle due sostanze (res cogitans e res extensa), cercò di spiegare il rapporto tra psichico e corporeo, e che viene perciò anche chiamato più specificamente o. psicofisico . Nell’o. di A. Geulincx, accanto alla negazione di ogni diretta dipendenza causale tra le due sostanze, la corrispondenza tra attività psichica e attività corporea è fatta derivare da un accordo stabilito tra esse da Dio. Questo o., approfondito specie nel lato gnoseologico da N. Malebranche, fu per certi aspetti ripreso da G. Leibniz nella dottrina dell’‘armonia prestabilita’.

Dizionario di Filosofia (2009)

In generale, ogni dottrina che, nella dipendenza di un fenomeno da un altro fenomeno, veda soltanto una «causa occasionale» rispetto alla causa reale costituita dall’azione dell’universale principio divino, determinante l’accadere del tutto. In partic., poi, con il nome di o. si designa il complesso storico di dottrine che, dopo la distinzione cartesiana delle due sostanze (res cogitans e res extensa), cercò di spiegare il rapporto tra l’accadere psichico e l’accadere corporeo, e che viene perciò anche chiamato più specificamente «o. psicofisico». Dalle limitazioni e dalle critiche alla teoria cartesiana dell’influxus physicus (Clauberg, L. Delaforge) sorse l’o. propriamente detto di Geulincx, negante ogni diretta dipendenza causale tra le due sostanze e sostenente che la corrispondenza tra l’attività psichica e l’attività corporea deriva da un accordo tra esse stabilito da Dio: esse procederebbero come due orologi indicanti perfettamente la stessa ora, senza che il meccanismo dell’uno influisca per nulla su quello dell’altro. Questo o., approfondito soprattutto del versante gnoseologico da Malebranche, fu per certi aspetti ripreso da Leibniz nella dottrina dell’«armonia prestabilita».

Enciclopedia Italiana (1935)

di Guido Calogero

In generale questo nome designa la dottrina che nella dipendenza di un fenomeno da un altro fenomeno singolo vede soltanto una "causa occasionale" rispetto alla causa reale costituita dall'azione dell'universale principio divino, determinante l'accadere del Tutto. La causa singola si presenta infatti come semplice "occasione" per la manifestazione della causa universale. In particolare, poi, col nome di occasionalismo si designa il complesso storico di dottrine che, dopo la distinzione cartesiana delle due sostanze, pensante ed estesa, cercò di spiegare il rapporto tra l'accadere psichico e l'accadere corporeo, e che viene perciò anche chiamato più specificatamente occasionalismo psicofisico.

Data l'assoluta eterogeneità delle due sostanze, come si poteva pensare che il corpo, res extensa, influisse sull'anima, res cogitans, trasmettendole le percezioni sensibili, e che l'anima influisse a sua volta sul corpo facendogli tradurre in azioni fisiche le sue volizioni? La teoria dell'influxus physicus, avanzata da Cartesio, parve sempre meno accettabile ai suoi seguaci, come p. es. il Clauberg e il De La Forge, che restrinsero quindi il valore di tale influsso diretto considerando l'azione della singola sostanza come determinata, dopo il richiamo iniziale derivante da quell'influsso, da un'attività interna, e quindi in ultima analisi dal principio universale che tale attività aveva predisposto. Da ciò nacque l'occasionalismo propriamente detto del Geulincx, negante ogni diretta dipendenza causale tra le due sostanze e sostenente che la corrispondenza fra l'attività psichica e l'attività corporea derivava da un accordo tra esse stabilito da Dio: esse procedevano come due orologi indicanti perfettamente la stessa ora, senza che il meccanismo dell'uno influisse per nulla su quello dell'altro. Questo occasionalismo, approfondito specie nel lato gnoseologico dal Malebranche, fu sviluppato grandiosamente dal Leibniz nella sua dottrina dell'"armonia prestabilita" che governava l'attività delle monadi chiuse ciascuna in sé medesima, e in certa misura ripreso dal Condillac e da altri minori teorici più recenti.