Luigi Anepeta


Il mondo stregato e il suo disincanto

Antologia dei tre libri del Capitale di K. Marx

e-Book per PC e Mac, pp. 660
Prezzo: 6 euro (IVA compresa)
Formato: e-Pub

Ha senso oggi leggere il Capitale di Marx?

Leggere integralmente il Capitale è un’impresa proibitiva. Se la si vuole realizzare (provare per credere, ma è meglio credere che provare) occorre dedicarvi almeno un anno. Ben pochi l’hanno fatto, anche in passato, quando Marx andava di moda e gli intellettuali impegnati lo citavano ad ogni spron battuto.

Dalla convinzione che la cultura non si può somministrare in pillole, ma non deve funzionare neppure come una cura da cavallo, nasce questa Antologia, che ha la pretesa di consentire una lettura diretta dei tre libri del Capitale con uno sforzo (di gran lunga?) minore rispetto all’opera originale.

Se ci si chiede come mai vediamo le merci e non la moltitudine delle persone che le producono e, nell’acquistarle, valutiamo il prezzo senza tenere conto delle diverse componenti che lo determinano (tra cui lo sfruttamento); se ci si chiede come mai valorizziamo l’efficienza del sistema, perché i supermarket sono pieni di merci (anche inutili) e non ne valutiamo l’inefficienza (lo spreco enorme di risorse naturali e umane); se ci si chiede come mai le crisi ricorrenti, che ci sprofondano, a torto o a ragione, nell’angoscia, le viviamo come tempeste meteorologiche che vengono chissà da dove, la risposta è univoca: la nostra coscienza non va al di là delle apparenze della fenomenologia sociale, non vede, non vive, non sente quanto, al di sotto delle apparenze, si dà di turbolento, drammatico e irrazionale.

Prima ancora che Freud scoprisse l’inconscio e giungesse ad affermare che l’Io non è padrone in casa sua, Marx era già arrivato a capire - e lo ha detto esplicitamente - che ciò che un uomo o una società pensano di se stessi vale come l’aria fritta. Lo statuto normalmente mistificato della coscienza, che sta alla superficie delle cose è, forse, la scoperta più importante di Marx; la scoperta che ha impedito finora di prendere atto della sua straordinaria grandezza che, essendo pur sempre umana, ha dei limiti (tra i quali il maggiore è il suo amore per il pallottoliere).

Marx ci invita a vedere più in profondità, a capire che parlare di sistema non è un flatus vocis, in quanto fa riferimento ad una realtà indefinitamente complessa entro la quale si svolge la vicenda di ciascuno di noi. E si tratta di un sistema balordo, capace, capacissimo di intossicarci con le sue promesse e le sue blandizie, ma anche inesorabilmente e strutturalmente tendente allo squilibrio. Oggi - si direbbe - più che mai, nonostante uno stuolo di taumaturghi si affannino al suo capezzale.

È questo che di lui e del suo pensiero non va a genio: di avere previsto che il mondo stregato prima o poi sarebbe andato incontro ad un disincanto e sarebbe apparso di cartapesta.

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