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Opere di Luigi Anepeta


















Il dramma del perfezionismo sociale e morale

La convinzione secondo cui i perfezionisti pretendano da sé prestazioni eccessive per raggiungere obiettivi irrealizzabili è comune alla maggior parte dei saggi sul perfezionismo. Leggendoli, l’impressione è che gli autori non si rendano conto di riferirsi ai perfezionisti come a esseri irragionevoli, sostanzialmente stupidi, che non riescono a trarre insegnamento dal fatto di vivere in un mondo nel quale “la maggior parte delle persone ha idee molto precise sul modo giusto di comportarsi”. Ecco il nodo. Questo modello di riferimento si fonda sul presupposto ideologico che esista una “normalità” che alcuni soggetti non riescono a raggiungere. Il fatto è che i perfezionisti, consapevolmente o inconsapevolmente, la normalità la rifiutano, vedendo in essa l’espressione della banalità, della mediocrità, del vivere andando avanti alla bell’e meglio. Il perfezionismo è sotteso da una dinamica che comporta per un verso una coercizione a fornire prestazioni (sociali o morali) eccellenti e, per un altro, un opposizionismo che mira ad allentare il regime di schiavitù se non addirittura a sovvertirlo. È evidente, dunque, che è in gioco un conflitto psicodinamico tra funzioni psichiche diverse. Ma quali sono queste funzioni e come agiscono all’interno delle varie esperienze? Questo saggio mira a fare un po’ di chiarezza.





Autori citati da A. Gramsci nei Quaderni del carcere


Sull’onda della rivisitazione dei Quaderni del carcere di Gramsci e dei link che consentono di apprezzare lo straordinario lavoro di analisi che egli ha realizzato in rapporto alla cultura del suo tempo, si inaugura una nuova collana della casa editrice. La collana si avvia con Emilio De Marchi e Alfredo Oriani, autori cui Gramsci dedica più di un riferimento.

A De Marchi, nei Quaderni, è riservata una sola nota: singolare perché in essa risuona uno dei rarissimi elogi che l'autore dedica agli scrittori dell'Italia nuova: "Perché il De Marchi non è molto letto? Eppure nei suoi libri ci sono molti elementi di «popolarità». Bisognerebbe rileggerlo e analizzare questi elementi, specialmente in Demetrio Pianelli e in Giacomo l’idealista. (Q3 §150)

Non molto letto all’epoca, De Marchi è oggi addirittura ignorato. Ingiusto oblio per un autore di non eccelsa levatura, il cui mondo poetico è però denso di umana comprensione per gli umiliati e offesi dalla vita. A differenza del Manzoni, che mantiene nei loro confronti un atteggiamento sostanzialmente paternalistico, De Marchi sembra capace di una partecipazione più immediata e autentica. Come il protagonista del Tifone di Conrad, Demetrio Pianelli è uno dei pochi personaggi della letteratura le cui modeste qualità e il cui angusto orizzonte piccolo-borghese sono riscattate dal quieto “eroismo” con cui riesce ad affrontare situazioni difficilissime di vita.

A Oriani, romanziere e saggista politico, sono dedicate più note. Gramsci lo riconosce “come il rappresentante più onesto e appassionato per la grandezza nazionale-popolare italiana fra gli intellettuali italiani della vecchia generazione”(Q8 §165), ma, nel complesso, il suo giudizio è piuttosto severo: "Oriani […] era un velleitario, sempre scontento di tutti perché nessuno riconosceva il suo genio e […], in fondo, rinunziava a combattere per imporsi, cioè aveva egli stesso una ben strana stima di sé. È uno pseudo-titano; e nonostante certe sue innegabili doti, prevale in lui il «genio incompreso» di provincia che sogna la gloria, la potenza, il trionfo, proprio come la signorina sogna il principe azzurro. (Q4 §68)







i primi GIALLI ITALIANI. De Marchi, Invernizio, Jarro, Mastriani

Sei romanzi ritenuti i primi “gialli” italiani, quattro autori dalla fantasia inesauribile. Siamo alla fine dell’Ottocento, l’urbanizzazione è in aumento e si determina una situazione di anonimato e di scarso controllo sociale. I crimini diventano dei rebus che le forze di polizia, non disponendo ancora di adeguati strumenti scientifici, faticano a risolvere. Emilio De Marchi, Francesco Mastriani, Carolina Invernizio e Giulio Piccini, in arte Jarro, catturano i lettori con i loro racconti di crimini e di personaggi misteriosi, spesso ambigui e non privi di ombre.
La pubblicazione di queste opere offre uno sguardo d’insieme su un filone letterario che, dalla sua comparsa, ha avuto generazioni di epigoni e milioni di appassionati. Fanno parte della raccolta: “Il cappello del prete”, “I misteri delle soffitte”, “Il mio cadavere”, “Federico Lennois”, “L’assassinio nel Vicolo della Luna” e “Il processo Bartelloni”.


Fuori collana



TUTTE LE INDAGINI DEL COMMISSARIO DE VINCENZI. Augusto De Angelis

“Perché abbia fatto il poliziotto? Io sento la poesia di questo mio mestiere. La poesia di questa stanza grigia, polverosa, di questo tavolo consumato, di quella povera vecchia stufa, che soffre in tutte le sue giunture, per riscaldar me. E la poesia del telefono. La poesia delle notti di attesa, con la nebbia sulla piazza, fin dentro il cortile di questo antico convento, che oggi è sede della Questura e ha i reprobi al posto dei santi! Delle notti in cui nulla avviene e tutto avviene, perché nella grande città addormentata, anche nel momento in cui parliamo, i drammi sono infiniti, se pure non tutti sanguinosi. Anzi, i più terribili sono appunto quelli che non culminano in un colpo di rivoltella o di coltello. E c’è sempre un mistero che mi appassiona, tragico, fondo. Il mistero dell’anima umana”.